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premessa Antivirus
Una visione d'insieme sulle più
diffuse minacce
per la sicurezza del sistema...
e dei dati in esso memorizzati.
Virus.
I virus sono veri e propri piccoli
programmi in grado di causare, una
volta mandati in esecuzione, gravi
danni sul personal computer. Fino a
qualche tempo fa era possibile
inquadrare i virus in circolazione
in varie tipologie; oggi sono sempre
di più gli esempi di virus che
integrano funzionalità spyware (o
viceversa), che sfruttano - per
insediarsi indisturbati - exploit
(vere e proprie vulnerabilità di
sicurezza) del sistema operativo o
dei software installati, di “dialer”
che per diffondersi si comportano
come virus. Per difendersi da queste
bestiacce, l’installazione di un
buon software antivirus rimane
l’azione più sensata da compiere. Ci
preme comunque ricordare che un
antivirus deve essere mantenuto
costantemente aggiornato utilizzando
la funzionalità di Update di solito
integrata all’interno del programma.
Un antivirus non aggiornato non è
infatti in grado di riconoscere
tutte le ultime minacce virus,
rendendo così il sistema una
potenziale facile preda per i virus
più recenti. Nelle pagine che
seguono vi presentiamo quattro
antivirus completamente gratuiti e
le procedure passo-passo per
utilizzarli senza problemi. Chi
sviluppa virus (o, più in generale,
malware) sempre più sovente fa uso
di algoritmi che sfruttano falle di
sicurezza, vulnerabilità e bug più o
meno noti dei componenti software
usati per operare in Rete.
L’obiettivo è sempre lo stesso:
cercare di insediarsi il più
facilmente possibile su un maggior
numero di sistemi e diffondersi con
rapidità e magari senza che l’utente
- proprietario del personal computer
infetto - possa accorgersene. Dopo
l’installazione dell’antivirus,
quindi, il secondo passo
fondamentale da compiere - spesso
trascurato dalla maggioranza degli
utenti domestici così come in molte
realtà aziendali - consiste nel
mantenere sempre aggiornati il
sistema operativo ed i programmi che
si utilizzano in Rete. Non pensiate
di essere al sicuro se non aprite
gli allegati della posta
elettronica: gran parte dei virus
sanno “auto-eseguirsi” (sfruttando
vulnerabilità del client di posta)
anche senza il classico doppio clic
da parte dell’utente. Antivirus
aggiornato e sistema “allo stato
dell’arte” (mediante l’applicazione
di tutte le patch di sicurezza
Microsoft) consentiranno di
scongiurare gran parte delle
infezioni. Il vecchio consiglio che
invita a riflettere più e più volte
prima dell’apertura di un allegato è
comunque sempre valido. Tenete
presente che gran parte dei virus in
circolazione è in grado di
falsificare (spoofing) l’indirizzo
del mittente. Può capitare, quindi,
che un’e-mail apparentemente
proveniente da un contatto fidato
possa contenere un pericoloso virus
in allegato. Cautela. Virus possono
insediarsi nelle pagine web
(sfruttando le vulnerabilità del
browser o del sistema operativo per
installarsi), inviati attraverso
software di messaggistica istantanea
come Messenger o via IRC (Internet
Relay Chat), nei file scaricati dai
circuiti peer-to-peer (WinMX, Kazaa,
e-Mule e così via). A tal proposito,
va ricordato che alcuni virus
possono nascondersi all’interno di
documenti (un esempio sono i macro
virus) ma anche nei file musicali,
nei video. Ha destato qualche
imbarazzo, di recente, la diffusione
di alcuni trojan in grado di
sfruttare una lacuna nella
tecnologia DRM antipirateria
integrata in Windows Media Player:
dopo aver scaricato (in genere da
network peer-to-peer) alcuni file
che all’apparenza potevano sembrare
normali video, una volta riprodotti
con Windows Media Player si
collegavano a siti web maligni e
tentavano il download di software
dannosi.
Tipologie di virus e minacce
ampiamente diffuse in Rete:
Malware Termine utilizzato per
identificare tutti quei programmi,
spesso causa di grossi problemi sul
“computer-vittima”, che vengono
installati sul sistema senza
l’autorizzazione dell’utente. Si
tratta sempre di programmi nocivi.
Virus Poiché il confine tra virus in
senso stretto e altre tipologie di
minacce quali worm, trojan e dialer
è divenuto oggi molto sfumato, il
termine virus è divenuto sinonimo di
“malware”. Virus polimorfico
Implementa un algoritmo che ne
consente la mutazione ad ogni
infezione. In questo modo, risulta
di più difficile rilevamento da
parte dei software antivirus. Virus
di boot Oggi pressoché scomparsi,
questi tipi di virus infettano il
settore di avvio di floppy disk e
dischi fissi anziché singoli file.
Macrovirus Infettano documenti Word,
Excel, Powerpoint e simili
“nascondendosi” all’interno di essi
sotto forma di macro nocive. Worm
Non necessita di legarsi a file
eseguibili come i classici virus ma
richiede l’intervento dell’utente
per infettare il sistema.
Quest’ultima barriera è ormai caduta
da tempo, poiché gran parte dei worm
sfruttano vulnerabilità del sistema
operativo (non risolte da parte
dell’utente mediante l’applicazione
delle patch di sicurezza opportune)
per “autoavviarsi”. Come i virus, i
worm integrano un payload (la parte
contenente il codice dannoso vero e
proprio) e sempre più spesso
attivano una backdoor o un keylogger
aprendo la porta ad altri tipi di
attacco provenienti dalla Rete.
Trojan Cavallo di Troia. Versione
digitale dello stratagemma
utilizzato da Ulisse per entrare in
città con i suoi soldati, il trojan
“informatico” vuol sembrare
all’utente ciò che non è per indurlo
a lanciare il programma, in realtà
dannoso. I trojan in genere non si
diffondono automaticamente come
virus e worm e vengono usati per
installare backdoor e keylogger sul
“computer-vittima”. Backdoor Aprono
una o più porte “di servizio” che
consentono di superare dall’esterno
tutte le misure di sicurezza
adottate sul sistema. Utilizzate per
prendere il controllo di una
macchina. Keylogger Programmi
maligni che registrano tutti i tasti
premuti da parte dell’utente e
ritrasmettono password e dati
personali in Rete. Se sul proprio
sistema si è rinvenuto un keylogger
oppure un virus che integra questa
funzionalità, dopo la sua
eliminazione è bene provvedere
immediatamente alla modifica di
tutte le proprie password. Exploit
Falle di sicurezza presenti nel
sistema operativo e nei software in
uso. In Rete pullulano i software
che consentono di sfruttarle per far
danni (aver accesso al sistema,
guadagnare diritti amministrativi,
rubare password e così via). Una
ragione in più per mantenere i
software utilizzati (a partire dal
sistema operativo) sempre
costantemente aggiornati.
Phishing.
E' il metodo utilizzato per rubare
informazioni personali quali
password, numeri di carte di
credito, informazioni finanziarie e
così via. Si tratta di vere e
proprie truffe che utilizzano e-mail
e siti web appositamente creati, per
spingere l'utente ad inserire dati
personali. L'uso di elementi grafici
e formule testuali proprie di famosi
servizi online (istituti di credito,
portali di e-commerce, aziende di
telecomunicazioni,...) possono
rappresentare la chiave di volta per
spingere i più creduloni ad inserire
informazioni confidenziali. I
tentativi di frode online sono in
continua crescita: il numero dei
messaggi di posta elettronica e dei
siti web espressamente creati con lo
scopo di truffare gli utenti meno
attenti, sta raggiungendo dimensioni
davvero spaventose. Il meccanismo è
sempre lo stesso: malintenzionati
remoti cominciano con l'inviare
migliaia di e-mail ad account di
posta elettronica di tutto il mondo.
All'interno del corpo del messaggio,
si spiega che un famoso istituto di
credito, un'azienda di servizi
online od un portale sul web, hanno
la necessità di verificare i vostri
dati personali. Si invita quindi
l'utente a cliccare su un link (che
porta ad un sito web) spingendolo ad
inserire username, password o codici
di accesso. I "messaggi-esca" sono
solitamente inviati in formato HTML:
i truffatori possono così inserire
nel messaggio loghi ed altri
elementi grafici propri di famosi
istituti con l'intento di
"abbindolare" l'utente ma,
soprattutto, mascherare il falso
link. Ultimamente sono propro le
banche ad essere prese più di mira:
una volta che l'utente clicca sul
link indicato nell'e-mail
truffaldina ed inserisce i dati per
l'accesso, ad esempio, al proprio
conto online, il malintenzionato può
acquisire quei dati e dilapidarlo
completamente. Gli istututi di
credito maggiormente oggetto di
phishing sono quelli statunitensi:
sono decine i tentativi di truffa
messi in atto grazie all'invio di
false e-mail e siti web
appositamente sviluppati. Ma non
solo. Anche l'Italia sta divenendo
sempre più spesso oggetto di
attenzione: gli esempi più critici,
registratisi più di recente, sono
quelli che hanno coinvolto Poste
Italiane e Banca Intesa. Il caso di
Banca Intesa è quello più nuovo: un
messaggio in inglese tenta di
indurre l'utente a cliccare su un
falso link camuffato con l'URL del
sito web ufficiale della banca
italiana, richiedendo poi di
introdurre i dati di accesso
personali. Sistema identico quello
usato, a metà Marzo, per il
tentativo di phishing nei confronti
di Poste Italiane: "A seguito di
verifiche nei nostri database
clienti, si è reso necessario per
l'utilizzo online la conferma dei
Suoi dati. Le chiediamo perciò di
confermarci i dati in nostro
possesso entro 7 giorni dalla
presente, accedendo al seguente form
protetto", recitava il testo della
falsa e-mail. Diffidate sempre di
chi vi richiede, via e-mail, la
conferma di dati personali. Istituti
di credito, siti di e-commerce e
così via non richiedono - tramite
l'invio di messaggi di posta
elettronica - questo tipo di
informazioni. Fate sempre
riferimento ai siti web ufficiali e
non cliccate mai sui link presenti
nelle e-mail di questo tipo. Per
mettere a nudo tutti i tentativi di
truffa, è bene disattivare la
visualizzazione - all'interno del
client di posta elettronica - dei
messaggi in formato HTML preferendo
sempre il testo puro. In questo modo
è immediato accorgersi di come
l'indirizzo venga camuffato.
Pharming (o "DNS poisoning").
Abbiamo visto, nella scorsa uscita
della nostra mailing list, come sia
sempre più diffusa l'abitudine, da
parte di molti worm, di modificare
il contenuto del file HOSTS di
Windows. Tale file permette di
associare un particolare URL
mnemonico (es. www.google.it) ad uno
specifico indirizzo IP: ciò ricorda
da vicino il funzionamento del
server DNS del provider Internet.
Ogni volta che si digita un
indirizzo nella barra degli URL del
browser, il sistema verifica - prima
di tutto - se vi sia un'associazione
corrispondente all'interno del file
HOSTS. Solo quando questa non viene
trovata si passa all'interrogazione
del server DNS del provider. La
modifica del file HOSTS era prima
"prerogativa" di spyware e hijackers:
oggi sta divenendo pratica sempre
più diffusa anche tra i virus.
Potrebbe capitare, quindi, digitando
l'URL del motore di ricerca
preferito, di un famoso portale e
così via, di essere stranamente
"proiettati" verso siti web che non
si sono assolutamente richiesti. Il
file HOSTS può essere memorizzato in
locazioni differenti a seconda della
specifica versione di Windows che si
sta utilizzando. In Windows NT/2000/XP/2003
è in genere salvato nella cartella
\SYSTEM32\DRIVERS\ETC mentre in
Windows 9x/ME nella cartella
d'installazione di Windows. La
modifica del file HOSTS di Windows
può quindi essere sfruttata per
sferrare attacchi "phishing". Il
pharming, invece, è una diversa
tipologia di attacco indirizzata in
primo luogo ai server DNS. Una volta
infettato, il server DNS indirizza i
navigatori ad un sito fraudolento
malgrado abbiano digitato l'Url
corretto nel loro browser. Il
pharming è più difficilmente
rilevabile dal momento che il
browser non segnala nessuna anomalia
lasciando credere all'utente di
navigare in un sito legittimo. La
maggiore pericolosità del pharming,
rispetto al phishing, è che non
viene colpito il singolo navigatore,
destinatario di una e-mail con un
link fraudolento, ma un elevato
numero di vittime attaccate nello
stesso istante in cui accedono a un
falso dominio
SIti maligni.
Sempre più spesso vengono
recapitate, nella nostra casella di
posta elettronica, e-mail
fraudolente contenenti link a siti
web davvero pericolosi. E' possibile
incappare in siti web maligni anche
semplicemente "navigando" in Rete.
Aggressori remoti rimpinguano questi
siti dannosi con script e controlli
attivi in grado di eseguire codice
nocivo sul personal computer
dell'utente. Tutto ciò semplicemente
visitando con il browser una pagina
creata allo scopo. Per difendersi da
questi attacchi è bene accertarsi di
installare con regolarità tutte le
patch rilasciate per il sistema
operativo e per le applicazioni in
uso. In uno studio effettuato da
Symantec e riferito al secondo
semestre dello scorso anno, si legge
come fossero addirittura più di
1.400 le nuove vulnerabilità di
sicurezza (addirittura 54 per
settimana!) scoperte nei vari
software. Tra queste, più del 97%
sono considerate rischiose o molto
pericolose (la presenza di queste
vulnerabilità può condurre ad
attacchi remoti in grado di
compromettere completamente il
sistema preso di mira). In aggiunta
a questo idilliaco scenario, il 70%
di esse è stato definito come
facilmente sfruttabile da remoto,
cosa che estende in modo
impressionante il numero dei
possibili attacchi. Un esempio?
Websense Security Labs ha lanciato
qualche settimana fa l'allarme circa
un tentativo di estorsione
perpetrato via web. Visitando un
sito web maligno con Internet
Explorer senza aver applicato tutte
le patch di sicurezza Microsoft, ci
si potrebbe ritrovare con tutti
propri documenti resi assolutamente
illeggibili. L'aggressore remoto,
quindi, intenta una vera e propria
estorsione nei confronti
dell'utente: "o acquisti lo speciale
software di decodifica o perderai
tutto." E' questa la sostanza della
minaccia. Accedendo al sito web
dell'aggressore senza aver applicato
la patch MS05-023 per Internet
Explorer, il browser effettuerà
automaticamente il download di un
trojan ("download-aag") e provvederà
ad eseguirlo sul sistema dell'ignaro
utente. A questo punto, il trojan si
connetterà ad un altro sito web
maligno provvedendo a prelevare ed
attivare un software "ad hoc" che
codificherà tutti i documenti
personali presenti sul disco fisso.
Viene quindi mostrato un messaggio
con le indicazioni per l'acquisto
del software di decodifica (costo:
200 Dollari). L'applicazione
tempestiva di patch di sicurezza e
l'effettuazione periodica di copie
di backup permettono di evitare di
incappare in simili problemi.
Trojan "estorsori".
Di recente ha preso a diffondersi
PGPcoder (Gpcode), un malware che -
una volta mandato in esecuzione (è
possibile ritrovarselo nella casella
di posta elettronica) - codifica
alcuni file presenti sul disco fisso
(per, esempio, tutti quelli con
estensione .doc) tentando di
estorcere una somma di denaro
all'utente che desideri rientrarne
in possesso. Alcuni produttori di
software antivirus (ad esempio,
F-Secure), essendo l'agoritmo di
codifica usato fortunatamente molto
semplice, hanno prontamente fornito
i tool per operare una decodifica.
"Typosquatting".
E' noto come molti malintenzionati
registrino nomi a dominio simili a
quelli di famosi siti web con lo
scopo di "catturare" tutti quegli
utenti che digitino erroneamente
l'URL nella barra degli indirizzi
del browser. Esistono però siti web
con nomi molto simili a quelli di
famosi portali ed apprezzate realtà
"internettiane" che contengono ogni
sorta di nefandezza. Il caso più
famoso è quello di un sito web che
imitava l'indirizzo www.google.com a
meno di una lettera. Basta quindi
digitare erroneamente l'indirizzo
proprio del famoso motore di
ricerca, aggiungendo una lettera in
più (la "k"), per ritrovarsi
all'interno di un sito pieno zeppo
di componenti nocivi di ogni genere:
una volta aperto con il browser, il
sito sfrutta una vasta gamma di
vulnerabilità note del sistema
operativo e dei browser per cercare
di installare sul personal computer
del malcapitato spyware e malware di
ogni tipo. Domini Internet con
materiale pericoloso che ricalcano
da vicino URL di famosi portali
nascono però ogni giorno:
l'installazione di un buon "personal
firewall", di un software antivirus
aggiornato e l'applicazione delle
patch di sicurezza per sistema
operativo e browser sono sempre
l'arma migliore per evitare
problemi! |